Figlio, figlio mio
01|01|2026 - 31|12|2026
Il Forno di Calzolari
nelle varie sedi dell'azienda tra Monghidoro e Bologna

Il progetto nasce dalla collaborazione tra Il Forno di Calzolari e OSA | nuove visioni tra arte e impresa con l'obiettivo di portare l'arte all'interno dell'azienda, come pratica virtuosa di coesione del team e di valorizzazione della dimensione umana dell'impresa.
Il Forno di Calzolari è una delle eccellenze bolognesi nella produzione di pane artigianale: una filiera cerealicola biologica costruita insieme a una comunità di agricoltori, il lievito madre, antiche varietà di grano coltivate in quota. Un'impresa che ha già al suo interno i valori del rispetto della terra, delle persone, del territorio e che ha scelto di aprirsi all'arte per renderli ancora più visibili.
Figlio, figlio mio è ideato e curato dall'artista Silla Guerrini, attraverso una serie di azioni di arte relazionale che si svolgono per tutto il 2026, seguendo la ciclicità delle stagioni e del grano, dove i 30 dipendenti del Forno diventano co-autori e co-autrici del progetto
È iniziato il 26 gennaio con l’azione di arte relazionale
PRIMO GESTO | IL PENSIERO CHE GENERA VITA
Una semina collettiva: il grano, insieme alle intenzioni, è cresciuto accudito da tutte e tutti i dipendenti.
Ad aprile è continuato con LE VEGLIE DEL PANE dove ogni dipendente ha assistito alla nascita del pane nel forno di Monghidoro, seguendo una serie di momenti e gesti legati agli elementi naturali che accompagnano la produzione notturna del pane.
A maggio i dipendenti de Il Forno di Calzolari hanno posato con il pane in un atteggiamento di accudimento davanti all'obiettivo fotografico dell'artista Enzo Sbarra.
Le immagini, di straordinaria potenza visiva, sono state esposte in maniera diffusa lungo i 10 chilometri del percorso di Mangirò 2026, la ventunesima edizione della manifestazione enogastronomica organizzata da Calzolari a Monghidoro: sui muri esterni di antichi caseggiati come testimoni o numi tutelari della storia locale e in cartoline, frammenti di memoria da portare con sé.
Durante Mangirò 2026 i 500 partecipanti sono stati coinvolti nell’azione collettiva, ideata da Silla Guerrini, “Dove il vento si ferma e ascolta”, in dialogo con l’opera site-specific INNECTO di Chizu Kobayashi (Niigata, Giappone, 1978), nell’ultima tappa al Rifugio Fantorno.
Figlio, figlio mio prosegue con altre due azioni relazionali, una a settembre e una conclusiva durante il solstizio d’inverno: il momento in cui la luce tocca il suo minimo, custodendo la promessa di un nuovo inizio in una ciclicità perpetua.
Il progetto intende generare nuove dinamiche relazionali all'interno dell'impresa, restituendo a ogni dipendente la consapevolezza del valore profondo del proprio lavoro quotidiano.
"Penso che l'arte abbia la capacità di rivelare, di manifestare ciò che è sotto gli occhi di tutti ma che spesso rimane invisibile. Questo progetto, ci mostra il vero valore che muove un'azienda, quello degli esseri umani che la abitano e che la animano. Credo che questo sia l'aspetto più importante del progetto Figlio, figlio mio, e di quello che l'arte in connessione con un’azienda è in grado di attivare”. Silla Guerrini

Mantenere Memoria
Tessere il passato per il futuro
21|11|2025
ZonaZago7 | Bottega d'arte
Via Emilio Zago, 7 a/b, 40128 Bologna

Silla Guerrini ha condotto un’azione di arte relazionale dove i partecipanti hanno agito su un’opera collettiva stratificando la memoria e la forza di quelle donne che hanno lasciato importanti segni nella loro vita. Il manufatto finale, una tessitura collettiva, è diventato il corpo fisico comune di quella energia ancestrale condivisa e del suo importante contributo simbolico per il futuro.
Mantenere memoria è un’azione di arte relazionale che mira a dare corpo e trasmettere la forza femminile intergenerazionale, trasformando l'eredità emotiva in materia fisica e generando spunti di profonda riflessione nelle persone coinvolte.
Al centro dell'azione, un unico supporto è stato disposto come corpo collettivo della memoria. I partecipanti hanno creato un manufatto stratificato che ha trasceso il gesto individuale. La tessitura finale mantiene la memoria delle donne che hanno avuto un importante ruolo nella vita dei partecipanti (madre, nonna, maestra, amica…).
Photo credits: Malì Erotico
L'azione si è svolta attraverso l'utilizzo di materiali simbolici: fili, tessuti, pigmenti... Ogni persona ha contribuito con intenzione attraverso un segno, un'impronta, un filo, nel nome di quella donna significativa per il proprio vissuto tessendo la propria esperienza e memoria con quella altrui. Un campo nel quale ognuno ha trovato spazio di fianco all’altra, all’altro, nel rispetto e nella collaborazione, che parla di ognuno, della propria storia e della volontà di mantenerne memoria come prezioso contributo alla vita.
Il risultato è un’opera collettiva, residuo permanente a testimonianza che la forza delle donne è sostanza concreta e preziosa. L'opera d'arte è qui, nel suo senso più puro, ciò che accade e il focus è sulla relazione che si è creata tra i partecipanti, dove la materia non esiste e tutto è energia.
#ereditadelledonne #EDD2025 #serenadandini #Firenze #festival #donna #donne #firenzenews #comunedifirenze #empowerment #eventifirenze #cittàdifirenze #eventi #elasticaevents #empowermentfemminile #call #callnazionale #novembre2025

L’evento rientra nel Programma OFF del Festival L’Eredità Delle Donne 2025, un progetto di Elastica con Gucci e Fondazione CR Firenze come partner fondatori e con la co-promozione del Comune di Firenze. Direttore artistico Serena Dandini.

Rinascere con l'arte
01-29|10|2025
DONNE AL CENTRO
c/o Osp. Bellaria - Pad. H - 2 piano c/o Donne al CentroVia Altura, 3 - 40139 Bologna

Un’esperienza inclusiva pensata per sostenere le donne che hanno affrontato il tumore al seno
Il progetto "Rinascere con l'Arte" è nato dalla collaborazione tra OSA | nuove visioni tra arte e impresa e Komen Italia per offrire alle donne uno strumento di guarigione interiore. L’idea si basa su un concetto rivoluzionario: l'essere umano come opera d'arte, dove la vera trasformazione avviene nel processo creativo, non nel prodotto finale.
È stato ideato e realizzato da Silla Guerrini, artista visiva specializzata nei temi del femminile e nell'arte relazionale, insieme a Francesca Meiners, psicologa, psicoterapeuta in formazione e insegnante di yoga e meditazione. Silla e Francesca hanno guidato le partecipanti attraverso un percorso di espressione creativa e di supporto psicologico per accompagnare le donne in questo delicato processo di trasformazione, strumento di guarigione e rinnovamento.
Il progetto, che si è svolto all'Ospedale Bellaria di Bologna, presso lo spazio polifunzionale di Komen Italia DONNE AL CENTRO, si è articolato in quattro incontri formativi di sperimentazione che hanno accompagnato le partecipanti a realizzare un’azione di arte relazionale.
Il culmine del percorso ha visto come autrici dell'opera le donne stesse. Nell'arte relazionale, infatti, l'opera si completa solo attraverso la partecipazione attiva delle persone coinvolte, trasformando ogni gesto in un atto di creazione consapevole.
Le partecipanti, oltre a vivere, durante gli incontri, esperienze terapeutiche e sperimentare diverse forme di espressione artistica, hanno creato dei manufatti di argilla, simboli del loro processo di rinascita, per poi "seminarli" nella terra in un gesto collettivo di fiducia e rigenerazione.
Questo progetto testimonia che l'arte può essere un potente strumento di trasformazione, capace di trasformare il dolore in bellezza, la fragilità in forza, l'esperienza della malattia in opportunità di rinascita.
“Tu sei la guarigione. Tu sei la trasformazione. Tu sei il capolavoro”.
Progetto realizzato grazie al contributo offerto da Think Pink Italy ETS (Komen Italia) e OSA | nuove visioni tra arte e impresa.

Tessere il sole con le mani
05|06|2025
maison laviniaturra
Via Sabbioni 9, 40136 Bologna.
Di fortuna resta intriso chi si adorna di Elicriso, è il sotto titolo dell'azione di arte relazionale che si è svolta nell’ambito della mostra “Ascolto i fiori che parlano al cielo”, a cura di Azzurra Immediato, un gruppo ristretto di donne, hanno tessuto le loro intenzioni su un campo di concetti quali: sacro, simbolo, oro, cerchio, memoria, connessione, maschile e femminile.
Un incontro e una contaminazione che dal caos si è mossa verso l’atto creativo, dove anche le parole hanno il potere della creazione.
Di seguito i commenti di alcune partecipanti:
"È stata una situazione molto intensa, ricamare tutte insieme ha richiamato in me memorie antiche di solidarietà e vicinanza fra donne È stato molto potente,caloroso e nutriente, come un abbraccio. Grazie Silla". Valeria
"Per me che opero poco con le mani, che non mi piace cucire e ricamare è stata una piacevole sorpresa e una bella esperienza. Ho potuto praticare, in quel contesto, il ricamo senza sentirmi incapace. L'energia di Silla, del gruppo e del luogo sono stati molto potenti. Grazie". Cinzia
"Non ho mai imparato a cucire, a ricamare, per quanto avessi una guida speciale... E negli anni, invece, ho dovuto tessere e ritessere la vita, cucire gli strappi, rattoppare gli squarci, cambiare la trama e rimaneggiare l'ordito. Il simbolo che il grande telero antico condiviso dall'artista Silla Guerrini con le donne invitate al campo di azione d'arte relazionale mi ha riportata a pensare ad elementi visibili e invisibili, che sento necessari, liberatori e profondi. Nel blu e nel giallo ho intravisto una linea conduttrice e dalle parole al disegno e infine al cucito ho animato il pensiero fattivo traendone alterità iconiche. Tessere il sole con le mani, il mare e il cielo con gli occhi. La meraviglia del tutto cosmico, la forza della singolarità che tesse trame collettive, pensieri, azioni, silenzi, sorrisi e desideri. Grazie Silla Guerrini, grazie Lavinia Turra grazie a tutte. Tessere il sole a partire dalla terra, elevare lo sguardo attraverso la danza delle mani, del pensiero e dell'anima". Azzurra
"L'azione d'arte relazionale è stata un'esperienza indimenticabile. Mi rimane in testa: "Di fortuna resta intriso chi si adorna di Elicriso". Grazie Silla Guerrini, sei una persona e un'artista meravigliosa ❤️". Antonietta
"Ho sentito movimenti e azioni ancestrali. Come quando da quasi ragazzina vedevo intrecciare fili o ricamare sfondi tessuti. L'inizio di un'arte dello stare insieme creando. Con quei silenzi che narrano concentrazione e desiderio. Speranza e sostanza. Spazio artistico e umano speciale. Per me è stato un'evento straordinario con caratteristiche familiare. Grazie". Sabrina
Ascolto i fiori che parlano al cielo
08|05-15|07|2025
maison laviniaturra, Via Sabbioni 9, 40136 Bologna.
Dalla terra alla volta celeste. Silla Guerrini ascolta ‘i fiori che parlano al cielo’
testo critico di Azzurra Immediato
Peonia,
petalo a petalo
palpiti,
ti apri,
ti ricomponi.
牡丹
花びら一枚一枚
心臓の鼓動
あなたが心を開くと
あなたは自分自身を奮い立たせます
Ogiwara Seisensui
Immaginate un tempo sospeso, un silenzio antico che avvolge ogni cosa, un luogo segreto in cui il respiro della natura sussurra i suoi più intimi segreti ai fiori. È in questa dimensione rarefatta e sognante che prende vita la personale di Silla Guerrini ‘Ascolto i fiori che parlano al cielo’, varco immersivo in una dimensione artistica che oltrepassa l’ordinario per dirigersi verso l’esplorazione di una soglia invisibile che lega terra e cielo, materia – fisica ma anche pittorica – e spirito. Nella storica dimora di Maison laviniaturra, atelier di moda della stilista omonima, si apre quell’universo simbolico gemmato da Silla Guerrini, ove il fiore si fa custode di antiche saggezze, placida guida verso la riscoperta dell'essenza divina racchiusa in ogni forma di vita. Ascoltare i fiori parlare al cielo induce a sintonizzarsi con l’apparente afonia della natura, scorgendo così una lingua segreta e potente, capace di connetterci subitamente con il nostro spirito. Una mostra o, più probabilmente, una inattesa occasione per aprirsi alla percezione intuitiva e profonda del cosmo, oltre la realtà sensibile, per sondare l’impercettibile e autentico afflato che ogni elemento trasmette incessantemente.
Nel titolo stesso della mostra pare racchiudersi una potente metafora filosofica e lirica: ascoltare i fiori parlare al cielo, ossia nella silente creazione d’un abbecedario recondito, segreto e profondo, qualcosa si innalza verso l’altro da sé per dar origine a ciò che trascende il nostro modus vivendi. È un atto che richiama l’attenzione sulla capacità umana di percepire il sottile fluire della coscienza universale, voce muta seppur eloquente che attraversa tutte le cose di questo nostro mondo per parlare senza intermediari all’anima. In tal maniera, l’artista apre il suo sguardo – come petali di peonie, protagoniste di questa narrazione iconografica – tramite l’atto contemplativo, invitando il nostro occhio interiore a superare le limitazioni sensoriali e razionali, per accogliere una partecipazione dialogica intuitiva e autentica con l'universo.
La contemplazione delle peonie nell'opera di Silla Guerrini, in realtà, va ben oltre una prospettiva puramente estetica, trasformandosi in un vero e proprio percorso tracciato dal logos che, nella techné pittorica, giunge ad un uso sapiente del concetto di ‘connubio della fusione’, attingendo ad ancestrali principi del sapere in cui ogni elemento naturale è vivo, animato da uno spirito proprio, tale da interagire con l'essere umano e guidarlo verso una maggiore consapevolezza.
L'artista intraprende, dunque, nella produzione delle sue opere presenti nell’atelier di Lavinia Turra, la volontà di recuperare un rapporto autentico e spirituale con il mondo naturale, ricordandoci che ogni forma di vita è sacra e degna di ascolto, come ognuno di noi, in un tempo ed un mondo iper connessi, sì tanto da tenerci lontani gli uni dagli altri, ipnoticamente illusi. Preservare la memoria, pertanto, evidenziare l'importanza del ricordo e della traccia, simboli tangibili della nostra identità umana e collettiva, rappresentano il fil rouge sotteso ad ogni opera in mostra, quale eco di una pittura che diviene fenomeno di tale visione… da petali e dettagli densi, materici, riconoscibili, a velature e dripping che risuonano come alterità ultradimensionali.
In una tale e magica, quanto reale, sospensione, Silla Guerrini esplora attraverso i suoi lavori una filosofia radicata nella consapevolezza ancestrale. La sua pittura non è mera rappresentazione, ma atto rituale, pratica meditativa che riscopre e custodisce il senso più autentico e primigenio dell’esistenza. Tramite l’uso dell’archetipo della peonia, fiore di rara bellezza e potente carica metaforica, Ella indaga – con noi e per noi – le profonde verità sulla ciclicità del nostro vivere. Nel suo effimero fiorire, la peonia, difatti, incarna il mistero della trasformazione continua che accomuna tutto ciò che vive, divenendo così emblema dell'eterno femminino, della forza creatrice e rigeneratrice che scandisce il ritmo universale. Proprio nei petali delicatamente dipinti e nelle trame sovrapposte del papier collé risiede un secondo potente concetto filosofico: quello del flusso cognitivo e vitale. Da queste superfici in apparenza statiche emerge una corrente dinamica, una forza invisibile che agguanta chi osserva, conducendolo in una dimensione di partecipazione attiva. La Guerrini par suggerire quanto tutto ciò che esiste sia interconnesso in una rete fluida di significati ed energie sottili, ove la materia diventa pensiero, il pensiero diviene emozione e l’emozione si trasforma in coscienza vivida e pulsante. In questa visione intellettuale, la pennellata si trasforma, pertanto, in emblema d’un processo conoscitivo in perpetuo rinnovamento, una silenziosa danza ininterrotta tra dimensione mnemonica, percezione ed emotività esperita. I frammenti di carta, lettere e pagine ingiallite inseriti nelle opere diventano simboli di un passato che, interagendo col presente e con la pittura, si fa portatore di nuovi significati, rivelando l’intrinseca capacità dell'arte di originare connessioni tra epoche, tra il vissuto individuale e quello collettivo, creando così una potente stratificazione simbolica ed eziologica. È così che sovviene quanto il tempo, nel suo incessante dipanarsi, conservi tracce vive, in grado di dialogare con il presente e di generare una continua rinascita spirituale e interiore.
La mostra si arricchisce di una straordinaria sinergia con la stilista Lavinia Turra, traducendo la relazione tra Arte e Moda in un incontro di azione e pensiero al contempo poetico e di altissimo valore allegorico. Il gesto pittorico della Guerrini, difatti, si anima attraverso la sapiente interpretazione sartoriale di Lavinia Turra, divenendo tessuto prezioso, abito poetico, indumento spirituale, in una sorta di continuità invisibile che dalle tele vede ‘srotolarsi’ i petali delle peonie, sino a farsi mise – en abyme – ; se le peonie dipinte da Silla Guerrini avvolgono il nostro inconscio, i tessuti di Maison laviniaturra avvolgono i nostri corpi, in una sintesi ontologica ideale. Non si tratta di una semplice collaborazione, ma di una sorta di trasmutazione alchemica: la pittura si trasforma in trama, la materia artistica diviene esperienza tangibile, portatrice di storie antiche e intime, che accompagnano chi le indossa in un viaggio interiore ed esistenziale.
Nella loro ‘fioritura’ di un maggio bolognese, le peonie di Silla Guerrini attenderanno occhi timidi, animi in risorgere, corpi ritrosi o audaci, tra le creazioni della Maison, in vista di un nuovo momento, nel mese di giugno: quel dialogo intenso e ‘odoroso’ di ataviche memorie, troverà un nuovo apice, nuova antesi in un momento straordinario di arte relazionale, guidato dalla stessa Silla Guerrini. Uno speciale e desiderato avvenimento, in cui arte e vita si intrecceranno in modo indissolubile, coinvolgendo attivamente il pubblico in una performance collettiva di grande impatto emotivo ed emozionale. Un rituale contemporaneo, d’origini antiche, che scioglie e lega nuovi nastri esistenziali, in cui al momento della creazione genitrice si affiancano nuove primigenie, durante le quali la relazione con l’altro da sé sarà parte integrante di un unico corpo poetico e sensoriale, capace di dissolvere i confini tradizionali tra spettatore, artista e opera d’arte. Chi si immergerà in tale momento, sperimenterà personalmente la forza trasformativa dell’arte, riscoprendo, attraverso l’interazione e la condivisione, un senso profondo di appartenenza cosmica e comunitaria, sotto l’egida delle peonie, mitologici fiori della guarigione, oggi custodi di antiche saggezze, guida misterica verso la riscoperta dell'entità sacrale preservata dalla sapienza femminile. Il mito della peonia, fiore scelto dall’artista, affonda, invero, le proprie radici nella leggenda greca di Peone, medico guaritore degli dèi, trasformato in fiore per sottrarsi all'invidia degli olimpi stessi, simboleggiando così la protezione e la guarigione spirituale, mentre in Oriente, la peonia è venerata come portatrice di prosperità e armonia. L’artista, sicché, ne coglie e amplifica il valore allegorico, trasformando questo fiore mitico in emblema di presenza che vibra tra le sue pitture come incarnazione visiva di equilibrio e pace interiore, da raggiungere secondo plurimi percorsi.
La ricerca eclettica di Silla Guerrini percorre sentieri profondamente intimi e universali, esplora con coraggio e delicatezza tematiche legate alla madre terra, alla forza generatrice femminile e al mistero della creazione medesima. Il linguaggio simbolico presente nelle sue opere è quello di un'artista che riscopre i fondamenti archetipici della vita stessa, creando opere intrise di un'eterna femminilità, che pur si sottraggono a qualsiasi facile classificazione, viaggiando a ritroso nel tempo e nello spazio, uno spazio gnoseologicamente sacro ove ciascuno potrà riconoscere e riconnettersi con la propria dimensione originaria, esperienziale e umana, osservando le opere secondo un modus di azione contemplativa, ispiratrice nella tensione atta a superare le limitazioni sensoriali e razionali, aprendo così ad una comunicazione intuitiva e autentica con l'universo.
Le opere di Silla Guerrini, dunque, non si limitano a essere oggetti estetici, ma veri e propri strumenti filosofici, liminali passaggi che invitano a varcare le soglie della percezione per accedere a un’intimità superiore. Nello spazio dei ‘quadri’ risuona una voce profonda, che ci parla della ciclicità della vita, della sacralità della natura, della memoria come fondamento dell'identità personale e collettiva.
Aggirandosi – e sognando di perdersi – tra le opere di ‘Ascolto i fiori che parlano al cielo’, ogni visitatore è chiamato a compiere un viaggio interiore, guidato dalla bellezza potente dei fiori, dalla poesia visiva e simbolica delle opere e dalla ricercatezza sartoriale dei tessuti creati da Lavinia Turra. Sarà, infine, l’occasione per percepire e vivere direttamente quel sottile e straordinario flusso di libera coscienza che, dai dipinti e papiers collés, ci attraversa, ci trasforma e ci ricongiunge a quella dimensione universale in cui ogni separazione si dissolve, lasciando spazio solo alla pura cognizione di essere parte di un unico, infinito e armonioso respiro cosmico, incarnando il senso stesso dell'eterno ritorno, di una gemmatura che non appassisce mai, proprio come peonie dipinte.
I semi sotto la neve sognano il sole
19|10|2024
Open Group, Va Santo Stefano, 45, 40125, Bologna..
Nell'ambito del Festival La città delle donne, ideato dall'Associazione spostaMenti, 20 tra donne e bambini ucraini del centro di accoglienza di Via Santo Stefano di Open Group cooperativa co-organizzatrice della manifestazione, insieme a donne del territorio sono state parte attiva nell'azione di arte relazionale dove l'opera, oltre all'azione stessa, è stata il prodotto di essa, e il gesto di ogni partecipante ha assunto un particolare valore simbolico.
L'artista Silla Guerrini con questo evento ha voluto cogliere un'opportunità di incontro e connessione di poteri femminili accomunati da intenti di collaborazione, pace e armonia a favore di un processo di crescita delle vibrazioni comuni di valore etico, grazie alle quali favorire, in maniera sottile, la connessione energetica e il potenziale di un cerchio di donne sul tessuto sociale nel quale vivono.
Se un'opera d'arte in una mostra è un dispositivo che attiva comunque delle forme di riflessione e reazione nel pubblico, nell'arte relazionale l'opera, realizzata dagli stessi fruitori, diventa un congegno rafforzato che attraverso l'azione che la determina agisce in maniera più profonda e consapevole.
I partecipanti sono stati invitati a indossare qualcosa di rosso per il suo forte valore simbolico legato alla vita. Seduti in cerchio, nel concetto di appartenenza che esso determina, sono stati invitati a realizzare delle sfere, e liberamente, dei manufatti di argilla all'interno dei quali hanno posto i semi di grano che hanno estratto da una spiga.
Al termine dell'azione ognuna è stata invitata a prendere uno degli elementi prodotti (non il proprio!) e a portarlo in un luogo dove donarlo alla terra come atto di fecondazione e abbondanza, nella consapevolezza che ogni nostro gesto ha il potere di generare esperienze vitali ben precise.
Il resto delle forme di argilla prodotte, in qualità di memoria residuale, verranno conservate dall'artista una volta cotte. Si attuerà, quindi, quel processo di trasformazione che grazie al fuoco darà idealmente forza e solidità alle intenzioni di cui le donne partecipanti hanno intriso la materia verso la loro generazione e attuazione. Ciò che rimarrà sarà dunque
L'importante traccia di un'azione simbolica di semina nel mondo, per il pianeta e per gli esseri viventi su di esso.
Silla Guerrini intende dedicare questa azione a quella che è, di fatto, l'ideatrice dell'arte relazionale, Maria Lai (Ulassai, 1919 – Cardedu, 2013).
Le ricette del cuore
20-21-22|09|24
Komen Italia, Bologna BO.
I cervi bramiscono anche nell’occhio della tigre
16|11-14|12|23
Spazio B5, Vicolo Cattani, 5/b, 40126 Bologna BO.
Una serie di quaranta collage costituisce l’articolato corpus di inediti che Silla Guerrini (Ferrara, 1967) presenta nelle sale della galleria Spazio B5.
Le opere sono state tutte create durante il periodo di reclusione dovuto all’emergenza sanitaria e questo aspetto ne determina sia l’ambito linguistico che quello concettuale. La scelta di utilizzare come medium il collage, a mio avviso, richiama direttamente, e non a caso, l’atmosfera di forte inquietudine e incertezza dell’Europa centrale degli inizi del Novecento.
Come linguaggio il collage, nella sua forma autentica e originaria, risente del forte impulso di disarticolare e ricostruire in modo nuovo le fondamenta stesse del nostro essere nel mondo. Inoltre assume il vagito, la formalizzazione inarticolata e balbettante come possibilità altamente espressiva. La capacità di dissolvere e superare una cristallizzata visione, e il pensiero altrettanto statico che la sorregge, è alla base di questo linguaggio “rivoluzionario”.
Nei mesi in cui l’artista componeva e assemblava le sue opere il mondo esterno sembrava in procinto di scomparire, mostrando inequivocabilmente la sua fragilità e costringendo un po’ tutti a guardare allibiti questo amaro ma potenziale scenario. Alcuni attendevano fiduciosi, benché impauriti, che a questo processo di disgregazione seguitasse la riformulazione, la nascita di un mondo nuovo.
Probabilmente tale speranza è intessuta in filigrana in queste carte che sono in definitiva un tentativo di immaginare che il mondo, i suoi enti e contenuti possano senza soluzione di continuità morire e rinascere eternamente in una danza incomprensibile e misteriosa.
Formalmente i lavori in mostra sono composti da tutta una grammatica casalinga e domestica, ovvero i materiali di cui l’artista disponeva nel momento in cui ha creato. Semi di sesamo, carta combusta dal pane cotto nel forno, riviste ritagliate, lettere ricevute e mai spedite, fotografie tagliate col bisturi, foglie d’oro zecchino, impronte di unto, stesure di caffè, vino, tracce di colore, ecc.
Rappresentazioni atemporali dell’universo interiore, dove la processualità dell’atto o del rito quotidiano è evocato dal gesto che crea una forma sulla carta. L’insistita manualità, che contraddistingue le opere, va letta come forza propulsiva di spostarsi lontano da un presente troppo oscuro per risplendere. La casa, la stanza dove l’artista lavora, diventa allora una sorta di astronave che la conduce lontano da tutto ciò che è conosciuto e familiare.
L’ambito del domestico è oggi molto banalizzato perché ritenuto poco glamour, tuttavia fu proprio il più anticonformista dei poeti, Arthur Rimbaud (1854 Charleville-Mézières - 1891 Marsiglia) nel suo celebre “Una stagione all’inferno”, a sottolineare la fatalità di questa dimensione tutt’altro che innocua.
Un’ultima cosa può essere detta sulla piacevolezza stilistica di questi collage che vanno inquadrati non tanto in una visione estetica occidentale, dove la grazia formale è spesso sinonimo di leziosità e mancanza di contenuti, quanto piuttosto in un ambito orientale, dove il più abissale pensiero si cela nello splendore di una superficie decorata a foglia d’oro. Insomma lo sappiamo tutti che niente è quello che sembra.
Marcello Tedesco
Photo credits: Michele Levis, Luca Guenzi.
L’eterno femmineo ci chiama a sé
27|09|23
UNFOLD, evento OFF Cersaie, Wedolab, Rizoma Architetture, Riluce, Bologna.
Comporre oggi un contributo critico sul lavoro di un’artista che non sia una mera propaganda del suddetto è compito arduo e delicato. Necessario, immagino, è avere il buon gusto di estroflettersi con agilità di danzatori da rigidi e tetri schemi interpretativi; rinunciando a quella, ormai nota a tutti, arroganza dello sguardo che si posa sul mondo e sui suoi fenomeni senza penetrarvi in alcun modo. Può tuttavia accadere, con una buona disposizione dello spirito, di avere un sentore, un’intuizione vaga e sfuggente, ma proprio per questo affascinante, di un palpito di vita, un benefico calore inaspettato e gradito, guardando un’opera d’arte. Ammetto che quello appena descritto è ciò che mi è accaduto imbattendomi nelle pitture di Silla Guerrini. Complessivamente il suo percorso di artista si delinea con un’invidiabile serenità, ormai da decenni, in un territorio di ricerca solitario e paziente. Ciò gli ha permesso da un lato nel non cadere in quella tragicomica ansia di apparire a tutti i costi, spesso a sproposito, di molti oggi, dall’altro di approfondire con una certa perizia diversi linguaggi espressivi della tradizione artista: pittura, scultura, azioni relazionali.
Il grande tema che la sua arte ha concettualmente scelto come banco di prova si può sintetizzare in quello che il celebre poeta tedesco Goethe nel XVIII secolo chiama “l’eterno femmineo”. Ovvero un’esplorazione articolata e abissale di quel principio archetipico che connota la creazione, la nascita, la vita. Misteri apparentemente insondabili caratterizzano le opere di Silla, ma a differenza di quello che verrebbe ovvio pensare visto la serietà del tema, esse vivono in un territorio di leggerezza aerea, liquida, un sentire placido e morbido. Poggi lo sguardo su una sua tela e se sei fortunato vedi emanare da essa una moltitudine di cangianti falene ridenti.
Il tema del fiore è congeniale all’artista per esplorare la mutevolezza umoristica del vivente, una pittura prevalentemente liquida coglie sapientemente la cangiante metamorfosi di ciò che vive e che in virtù della sua oggettiva bellezza non chiede e non pretende alcuna attenzione: una rosa è una rosa e fiorisce senza un perché, diceva Angelus Silesius. La bellezza come la verità oggi pare volontariamente celarsi, dissimularsi e l’artista è consapevole di ciò e le sue immagini mostrano proprio questo fenomeno inaudito per le sensibilità contemporanee. Una tavolozza lieve di matrice tonale coglie l’etere della luce su queste sostanze vegetali che la sensibilità dell’artista restituisce come palpitanti organi: manifestazione di questa trionfante e irriducibile tenacia di ciò che è permeato di vita, di lieve materia congiunta in sposalizio con lo spirito.
Marcello Tedesco
Dimer
14-9|09|23
Casa Romani, Piazza Santo Stefano - Stienta, Rovigo.
Dimer, 2018, olio su papier collé su tela di canapa, 200x200 cm. Nigella [pozzo sacro], 2020, olio su papier collé su tela, 80x80 cm.
DIMER, Stienta, 2023, exhibition view.
Otto Tholos, 2021, terracotta patinata, dimensioni ambientali.
Otto Tholos, 2021, terracotta patinata, dimensioni ambientali.
Io, 2017, olio su papier collé su tela di canapa, 200x200 cm.
Il feticcio dei feticci, 2021, carta, cartone, filo, china, fuliggine, pennarello, acquerello, foglia e filo d’oro, foglie, aculei di porcospino, selenite, pelle, filo di cotone, fiore di orchidea seccato, tessuto, equiseto. 40x40x5 cm.
Otto Tholos, 2021, terracotta patinata, dimensioni ambientali.
L’esposizione vuole essere principalmente un’azione intima e affettiva. L’evidente e significativo vuoto della sala crea un intenso dialogo tra il ritratto dell’artista e quello del padre, Dimer Walter Guerrini scomparso nel 1978. Quest’ultimo è dipinto su un fondo di carta di giornali del periodo in cui nasce Silla, gli anni sessanta, applicato sopra un lenzuolo di canapa ricamato e appartenuto alla famiglia Guerrini. I due volti si pongono in relazione con quelli, al piano superiore, realizzati dall’artista Pier Maria Romani che ritraggono, tra gli altri stientesi, i familiari e l’artista stessa.
Accanto al ritratto di Dimer si trova un dipinto dal titolo Nigella sativa [pozzo sacro], del 2020, dedicato alla madre di Silla. Inoltre è presente l’opera Tholos, del 2021, ispirata alle uterine coperture dei pozzi sacri della Sardegna, antiche costruzioni votate al culto delle acque e del femminile. Su un tavolo bianco è possibile sfogliare il libro d’artista, il feticcio dei feticci del 2021, che contiene memorie, disegni, simboli ed elementi inerenti la ricerca dell’artista, ogni pagina è concepita come un’opera a sé stante.
“Simboli archetipici che trovo nella preistoria, in quella antica ricchezza, a lungo oscurata, dove compare il culto della figura femminile nelle sue molteplici forme di rappresentazione, è la Grande Madre che, incarnandosi in vari miti, è una sola dietro ai mille nomi e alle mille storie attraverso le quali è stata raccontata. Un universo di riferimenti che mi porta alla rappresentazione di immagini e forme originarie che cercano oggi una nuova significazione. Sono elementi che sembrano emergere spontaneamente, contenuti eternamente presenti che affiorano nell’immaginario collettivo attraverso linguaggi tra loro molto diversi. Segni che ritornano, più vividi che mai, dopo millenni di oblio in cui il patriarcato si è sostituito alla cultura matrilineare, cancellandone ogni potere e traccia dalle strutture sociali e dalle storie religiose, secoli di persecuzione, di violenza e di negazione dei diritti alle donne.
L’attenzione a quel passato, e a ciò che ne testimonia l’esistenza, diventa uno strumento di ricerca rispetto a ciò che di buono può e deve essere fatto per il futuro della vita.
Il concetto di fertilità, intrinseco alla Dea Madre, è la potente capacità creativa e creatrice che, in senso metaforico e in piena trasversalità di genere, diventa l’inequivocabile predisposizione a generare idee e a trasformarle in realtà mettendo così in atto esperienze vitali. L’atto di reiterazione del femminile volge al recupero del sacro dentro a ogni donna.
Ogni media, tecnica o supporto sono solo un modo diverso per parlare del forte legame della donna con la Terra e quindi con la Vita. L’originaria predisposizione della parte femminile - che si pone in maniera trasversale ai generi - di seguire il ritmo della natura, di osservare e conoscere la straordinaria ricchezza e complessità del mondo vegetale, sono caratteristiche irrinunciabili per assicurare una maggiore vicinanza dell’essere umano all’ambiente che da sempre lo accoglie, nell’ottica di rispetto e salvaguardia del pianeta, alla ricerca di equilibrio e salute per la civiltà futura”.
Aria, Acqua e Fuoco, 50 anni di passione.
11-14|05|23
Damasco Art Exhibition, Via Zeffirino Re, 20 - Cesena
Siamo lieti di annunciare la mostra Aria, Acqua e Fuoco, 50 anni di passione, presso la galleria Damasco Art Exhibition di Cesena che si terrà dall’11 al 14 maggio 2023.
Il progetto espositivo ripercorre e descrive, attraverso documenti inediti, immagini e oggetti storici, il percorso di innovazione e successo che ATI - Mariani Thermo Group, azienda leader nel settore termoidraulico, ha saputo creare e mantenere in più di cinquanta anni di attività.
Aria, Acqua e Fuoco sono gli elementi naturali con i quali una squadra di professionisti si misura quotidianamente, profondi conoscitori della materia, degli elementi e delle loro trasformazioni. Uomini e donne che hanno costruito una storia di successo fatta di impegno, passione e innovazione.
Fondata nel 1973, dal Geometra Mario Mariani, uomo dallo spirito innovatore e intraprendente, ATI - Mariani Thermo Group si è contraddistinta per un’approccio sempre all’avanguardia senza mai perdere di vista i valori umani e comunitari. Come rilevato nel 2018 dall’allora sindaco di Cesena Paolo Lucchi in occasione della visita istituzionale nella sede di Torre del Moro:
“Realtà come la vostra sono la dimostrazione di come un’impresa che ha a cuore il futuro dei suoi 70 dipendenti sia riuscita a rinnovarsi continuamente, dedicandosi alla realizzazione di prodotti che rappresentano nicchie di mercato e, allo stesso tempo, eccellenze a livello europeo".
Inoltre, ciò che abbiamo letteralmente toccato con mano è come sia perfettamente riuscito il ricambio generazionale, unendo all’innata passione per il proprio lavoro quella capacità imprenditoriale necessaria per crescere e svilupparsi”.
Attraverso un nutrito percorso fotografico sarà possibile apprezzare le immagini che testimoniano la nascità dell’azienda, gli uomini e le donne che hanno contribuito al suo sviluppo e successo. Nella teca in esposizione, verrano presentati oggetti personali appartenuti a Mario Mariani, recentemente scomparso, che testimoniano la figura competente e appassionata di un’uomo che ha creato, grazie alla propria visione e alle proprie intuizioni, una realtà energica e fuori dall’ordinario. Sarà possibile inoltre ammirare una quadreria di affezione con alcune immagini di carattere personale del Geometra e dei figli, Fabio e Marco, che hanno saputo ricevere il testimone dal padre e guidano l’azienda con grande coerenza e professionalità, verso fortunati sviluppi futuri. Inoltre ci sarà un modello di caldaia degli anni settanta e un’installazione artistica realizzata con i tubi di fumisteria, rilevante settore produttivo dell’azienda.
A cura di Silla Guerrini.
È ora di rappresentare nuove visioni. Con grazia.
09|07|22
Lama Mocogno, Modena
Azione di arte relazionale. Festa Internazionale dell'Arte a Lama Mocogno e dintorni infinitamente allargati, a cura di Sandro Malossini.
Photo credit: Dario Rondelli.
"È una di quelle giornate caldissime in cui non si respira e il sole spietato mi brucia la pelle.
Parto da Bologna con Lucia, Cristiano e Dario, destinazione Lama di Mocogno, un piccolo paesino sugli Appennini modenesi.
Dopo circa un paio d'ore, e dopo varie imprecazioni per la strada alternativa che il navigatore ci fa fare, arriviamo davanti al Municipio.
Ci attende Sandro Malossini che sta curando la Festa Internazionale dell'Arte a Lama Mocogno e dintorni infinitamente allargati. Lì il caldo è nettamente inferiore a quello della città, la temperatura è di almeno dieci gradi inferiore.
Allestisco nella Sala Consigliare tutto ciò che ho preparato per la mia azione di arte relazionale che si svolgerà nel pomeriggio, dal titolo: È ora di rappresentare nuove visioni. Con grazia.
Pranziamo insieme ad altri artisti che partecipano, agli organizzatori e alle figure istituzionali coinvolte, il clima amichevole ci fa stare bene.
Alle 16 le persone entrano nella sala oscurata, dove una lama di luce illumina la lastra di argilla fresca che ho preparato il giorno prima.
L'ambiente, buio come un ventre materno, accoglie ogni cuore che entra. Un audio diffonde il rumore del vento.
Invito, una alla volta le persone a interagire con l'argilla, a lasciare un'impronta, con intenzione. Ad affondarvi il dito, attraverso un gesto di fecondazione, come quello che si fa quando si vuole piantare un seme nella terra. Un segno antico che ci parla di equilibri naturali e di rispetto per la vita.
Dono a ognuno un foglio di carta sulla quale ho annotato un diverso proverbio sul pane e, insieme, una spiga di grano che potrà essere ugualmente seminata per un nuovo ciclo vitale".
cronache
17-19|09|21, Borgo di Colle Ameno, Sasso Marconi
Un piccolo festival delle arti che ha segnato il primo anno dalla fondazione del collettivo Capital Project e delle attività di questo all’interno del Borgo di Colle Ameno. Il periodo intercorso, per quanto breve e caratterizzato da una crisi globale, ha ugualmente permesso agli artisti di sviluppare una serie di attività in stretta relazione con il territorio e gettare le basi per un programma articolato e per certi versi inedito nelle finalità e nelle modalità. Il punto di partenza è stato quello di considerare il lavoro artistico come una forza capace di inserirsi nei processi della vita civile e determinarne, per certi versi, alcuni aspetti. Difatti durante il corso dell’anno, sia per fronteggiare la sconcertante situazione pandemica sia per approfondire una pratica artistica in grado di svolgere un ruolo attivo e puntuale e per certi versi utile alla comunità, il collettivo ha deciso di indagare il concetto e la prassi di Spazio Pubblico. Individuando in esso un territorio potenzialmente in grado di introdurre nuovi decisivi impulsi non solo alla dimensione culturale ma, in maniera più estesa, a quella dell’organismo sociale nel suo complesso. Artisti in mostra: Riccardo Bellelli, Marco Bucchieri, Alessia Cincotto, Vincenzo D’Argenio, Francesco Di Tillo, Silla Guerrini, Opificio di Arte Scenica, Eva Laudace, Manuela Rasori, Vale Palmi, Elisa Prosperi, Enzo Sbarra, Marcello Tedesco.
apotrópaios
04-30|05|21, Borgo di Colle Ameno, Sasso Marconi
Nell’ambito del programma di residenze di Capital Project a Colle Ameno, Silla Guerrini espone alcune opere recenti. Al centro della ricerca dell’artista troviamo l’archetipo della dea madre insieme a simboli e a forme originarie che cercano oggi una nuova significazione.
Si tratta di elementi che sembrano emergere spontaneamente, contenuti eternamente presenti che affiorano nell’immaginario collettivo attraverso linguaggi tra loro molto diversi.
Come è riportato da Erich Neumann: tramite il simbolo l’umanità si eleva dalla fase primitiva dell’assenza di forma alla fase di configurazione della forma stessa verso lo sviluppo della coscienza. Ciò sembra paradossale in un’epoca così satura di immagini e simbologie. Ne consegue una riflessione su una realtà decadente che necessita di essere ripensata affinché la vita, e quindi l’essere umano e la natura, trovino nuovo valore e legittima attenzione.
forme di discontinuità
05|09-16|09|20, Villa Davia, Borgo di Colle Ameno, Sasso Marconi
La mostra Forme di discontinuità, a cura di Capital Project, ha inaugurato gli spazi della villa settecentesca edificata dal Marchese Ghisilieri nel 1700, restaurati dal Comune di Sasso Marconi e restituiti alla cittadinanza.
L'evento espositivo apre il progetto di residenza artistica, della durata di un anno, dove elaborare un nuovo rapporto tra arte e società. Silla Guerrini, che partecipa al progetto insieme a Marcello Tedesco e Francesco Di Tillo, concentrerà la propria ricerca su due archetipi economici e vitali primordiali: la donna e il pane.
mater panis
25|01-28|02|19, mtn | museo temporaneo navile, Bologna
È la mostra con cui ha inaugurato il primo museo di quartiere in Italia, dove il concetto di territorialità è stato declinato attraverso i parametri dell’archetipo. Al centro della mostra una grande dea madre di pane.
L’artista si rivolge a questa immagine universale per evidenziare che il pianeta terra e il suo destino sono il vero territorio comune a tutti gli esseri umani. Al termine della mostra la scultura di pane mater panis è stata donata alla terra.
Silla Guerrini è co-direttrice insieme a Marcello Tedesco di mtn | museo temporaneo navile.
Mostra nell'ambito di Art City Bologna/Artefiera 2019.
dee e terra
08-16|12|2018, Quartiere Navile, Bologna
Azione performativa che ha coinvolto 12 abitanti del quartiere Navile a Bologna. Ognuno è stato invitato a scegliere un luogo a lui caro e bisognoso di attenzione, di cura o di conservazione. Insieme all'artista ha interrato una statuetta di pane raffigurante una venere. L'azione è stata documentata ed è entrata a far parte dell'installazione site specific Territorio nella mostra mater panis al mtn | museo temporaneo navile.
Al termine della mostra l'opera maper panis è stata interrata in prossimità della sede del museo. L'azione di interramento della tredicesima dea è avvenuta alla presenza del Presidente del Quartiere Navile e di alcune classi di studenti del Liceo Sabin, di Bologna.
a cuore aperto
31|01-03|02|2018, Atelier Yesey, Bologna
Esposizione immersiva delle opere di Silla Guerrini nell’affascinante laboratorio creativo di Dana Virginia Jauker stilista dei bellissimi cappelli 100% handmade con il brand Yesey. Nello storico edificio appartenuto alla ditta “G. Fiorini”, artefice delle pavimentazioni dei portici di Bologna, tra migliaia di antiche forme di legno per cappelli, trovano collocazione volti di donne ognuno in dialogo con un copricapo di ricerca.
Dipinti a olio su pagine di riviste degli anni Sessanta applicate su tela, ci parlano di un mondo in decomposizione. Sono i codici in cui i colori pittorici si sovrappongono a vecchie foto e icone pubblicitarie monocromatiche, dove casuali colature destrutturano inesorabilmente la forma.
L'ingrediente segreto, Dea Faber al Forno Calzolari
2018
Forno di Calzolari, Bologna.
Nel 2018 Matteo Calzolari invita Silla Guerrini a essere presente con l'opera "Dea Faber" video, nella stanza del lievito madre presso il laboratorio a FICO, a Bologna.
Video credits: auroreaudiovisivi.
de humana anima[li]
23|06-22|07|2016, Galleria B4, Bologna
Ritratti di animali come fermo immagine di un dialogo intimo: uno scambio di sguardi, di sentire e di esperienze, che conducono a potenziali decifrazioni, quindi alle sue trasfigurazioni artistiche. Non solo gli animali da compagnia - che vivificano un rapporto affettivo ‘umano-animale’, dove la relazione trascende ruoli e categorie, per diventare sic et simpliciter di mutua felicità - ma anche quegli animali (selvaggi) che più raramente attraversano la nostra quotidianità, eppure rappresentano grumi di senso potenti del nostro immaginario. A. G.
ho impastato come una dea madre
27|01-31|01|2016, ZonaZago7, Bologna
Video, fotografia, pittura, scultura e performance indagano un tema caro all’artista, quello della Dea Madre, generatrice e nutrice, focalizzandosi su un elemento essenziale, che è il leitmotiv che lega tutte le opere in mostra: il pane. ”Da anni mi confronto utilizzando strumenti diversi, con tutta una costellazione di immagini e forme archetipiche che hanno a che fare con il femminile: lì trovo un nodo simbolico, un centro dove si mescola sacro e profano, cultura e tradizioni. Una storia personale e intima, che diventa storia collettiva e universale, come fosse un impasto”.
Mostra nell'ambito di Art Setup Plus 2016.
i feticci degli altri
21-24|05|2015, ZonaZago7, Bologna
Senza qualcosa che prova la nostra esistenza ci sentiamo a disagio, proviamo un senso di vuoto.
I feticci rappresentano esistenza, concorrono a creare la storia delle persone, di “loro“ facciamo fatica a disfarci. Rappresentano un mondo di legami e affetti che non vogliamo perdere.
“ciapapolvar”.
Per i bambini sono oggetti transizionali, fonti di certezze. Da grandi diventano il veicolo della memoria, portano ricordi, vissuti familiari, momenti, passioni, dolori, affetti, amore. Testimoni “silenziosi” delle nostre vite, ci accompagnano nella nostra storia, ci sopravvivono.
Attraversano il tempo, quasi immortali.
"Ne abbiamo tutti, almeno uno. Perfino quando non ce ne rendiamo conto: a volte ci manca solo la parola giusta per dare un nome alle cose. Feticcio viene dal francese fétichè, derivato a sua volta dal portoghese feitiço - dal latino faticius, ovvero idolo falso, fittizio - che era il termine coniato dagli esploratori portoghesi quando vennero a contatto con le tribù autoctone dell’Africa, per designare quegli oggetti (idoli, amuleti) venerati dagli indigeni. Partire dall’etimologia è già un viaggiare attraverso il tempo: le stratificazioni di significato e attribuzioni che hanno rivestito un segno, una parola, trasformandola semanticamente (...)
Facciamo di tutto pur di non perdere qualcosa. O meglio, dovremmo fare il nostro meglio, per non dissipare niente di prezioso come l’identità più intima, nostra e delle persone che amiamo. Sono tutte prove di esistenza: addizioni contro la sottrazione del tempo e del vuoto".
A. G.
inutili
2010-2020
Tutto nasce da un seminario sull’Arte Pubblica all’Accademia di Belle Arti di Bologna, organizzato da Roberto Daolio e Milli Romano, che mette in luce l’importanza del concorrere di diverse competenze e professionalità nella realizzazione di un’opera pubblica. È lo spunto perfetto per dare vita a una nuova esperienza di condivisione e impegno comune, di aggregazione sociale attraverso il linguaggio artistico e di appartenenza profonda. Una sera Silla Guerrini, Luca Guenzi e Lorena Menzani, vengono colti dall’atroce consapevolezza di essere inutili. L‘inutilità diventa un interessante concetto sul quale riflettere, giocando graficamente con la parola scomposta attraverso le minuscole/maiuscole, ecco che l‘inutilità diventa inUTILITÀ (dentro l‘utilità), un gioco paradossale e un potenziale generatore di interessanti corti circuiti. Prende vita il gruppo degli inUTILI e inizia un‘esperienza in bilico tra sociale e arte che, grazie all'iniziale cura di Franco Basile, produrrà 14 eventi a Bologna e provincia.
"Che cosa c’è di più serio e importante di un sorriso dettato dall’ironia? L’interrogativo è una costante del gruppo che afferma di rifiutare le epressioni omologate dalla categoricità accademica, che si allontana dalle sensazioni che portano alla convenzione estetica, che dalla convergenza e dall’intreccio di molteplici fattori trae mezzi linguistici tra irrazionalità e nonsenso; in definitiva, un fare che provoca e irride il gusto comune e dunque un esercizio diretto ad una nuova forma del reale attraverso elementi del vero reinventati per stravolgere l’idea che abbiamo di loro, di quei particolari che l’abitudine consumistica non consente di scoprire".
Franco Basile



























































































































![Jana [ierofania], 2021, terracotta, fuliggine, cera naturale, 15x10x5 cm. Silla-Guerrini, Apotrópaios, contemporary-art, dea-madre, mother goddes, earth-mother, statuetta-votiva](https://www.sillaguerrini.it/wp-content/uploads/2021/05/Silla-Guerrini-Jana-ierofania-2021-terracotta-fuliggine-cera-naturale-15x10x5-cm-900x900.jpg)


















































































































